I bambini colorano il cielo di Gaza

Gara di aquiloni nella Striscia di Gaza – Un’immagine bellissima arriva da Gaza, dopo che ha fatto parlare di sé in tutto il mondo. A renderla così bella hanno pensato i bambini palestinesi , circa 8.000 tra maschietti e femminucce, che ieri  hanno fatto un’impresa degna di far parte del Guinness dei primati. Questi veri protagonisti, che oggi fanno parlare della loro terra, si sono riuniti su una spiaggia dell’enclave controllata dagli islamico-radicali di Hamas  dalla quale  hanno fatto partire più di 4.000 aquiloni per colorare il cielo della Striscia di Gaza.

La notizia di questa notevole impresa è persino arrivata sul sito del giornale israeliano Haaretz, che ha dedicato uno spazio all’iniziativa organizzata dall’UNRWA, l’agenzia dell’ONU che assiste i profughi palestinesi. A  fare da testimoni dell’impresa da Guinness sono stati bambini e ragazzi di età compresa tra i 10 e i 14 anni, che partecipavano al campo estivo patrocinato dall’UNRWA. Fra gli aquiloni, spiccavano quelli con i colori della bandiera palestinese che portavano con sé i messaggi di pace e la solita richiesta di porre fine al blocco israeliano della Striscia.

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Addio, Cacoyannis!

Il mondo del cinema dice addio a Cacoyannis – Se n’è andato giorni fa, a 89 anni, il regista greco Michael Cacoyannis celebre per aver diretto nel 1964  “Zorba il Greco”, quell’indimenticabile  film che abbiamo tanto amato  per le straordinarie musiche di Mikis Theodorakis e quel belloccio di Anthony Queen. Il mondo del cinema ricorderà Cacoyannisanche per il suo film “Electra”, basato sulla tragedia di Euripide, che aveva ricevuto il premio della miglior trasposizione cinematografica e il gran premio della Commissione superiore tecnica del cinema francese nel 1962 a Cannes, lo stesso Festival dove è stato in concorso per sei volte durante la sua lunga carriera.

La nota biografica – Michael Cacoyannis nacque a Limassol, nell’isola di Cipro nel lontano 1922. Già da giovane, quando suo padre lo mandò a studiare legge a Londra, sceglie la strada del cinema di cui si appassionerà lavorando per la BBC. Come regista a Londra non ebbe tanto successo così ritornò nella Patria dove nel 1953 finalmente girò il suo primo lungometragio, “Windfall in Athens”. Nonostante  i suoi lavori fossero considerati troppo ‘impegantivi’, arriva anche a Broadway nel 1983 per dirigere la versione musical di “Zorba”, sempre con Anthony Queen sul palcoscenico, che fu un grande successo. Il suo ultimo lavoro del quale è estato regista, produttore e sceneggiatore, uscì nel 1999. Si tratta del film “The Cherry Orchard” che non è, purtroppo, mai arrivato in Italia.

Il mondo intero e la Grecia non dimenticheranno il regista che ci fecce innamorare di “Zorba il Greco”.

 

Chi sono

Mi chiamo Emina, per gli amici Emy. Quando quasi quattordici anni fa arrivai in Italia, gli studenti del polo Goriziano mi dissero che il mio nome era troppo lungo. “Come troppo lungo?” Domandai. Lungo. Insistettero. “Noi ti chiameremo Emy, va bene?” Non potevo fare altro che acconsentire a questo nuovo nomignolo. Così sono diventata Emy, come in quel cartone animato che io non ho visto mai ma mi raccontavano di esso, “Magica Emy” . Ci sarà da ridire sullo spelling, se è meglio con la e finale o con la y. Io personalmente lo preferisco con la y. Sembra più internazionale, un po’ come sono io nella vita reale.

Come mai arrivo qui? Creai tempo fa questo profilo sul wordpress, all’epoca in cui iniziavo a collaborare con il magazine serbo online, ma non l’ho mai usato. Perché? Perché sinceramente ero abituata al mio blogger, che non abbandonerò. Poi, in epoca in cui ero la redatrice del portale “Che donna”, ho cominciato a usare sempre più spesso wordpress per inserimento dei miei articoli. Mi era piaciuto. Così ho deciso di creare questo spazio di cultura, lifestyle e qualcosa di più, ancora da definire, dove potrò esprimermi come scrittrice e giornalista.

Non lo sono diventata per scelta. Come spesso dico scherzando, è stato il giornalismo a trovare me e stada facendo mi ero accorta che mi piaceva molto. Era una scoperta che forse avrei dovuto fare prima, ma come si dice, meglio tardi che mai. Se l’avessi fatta prima forse mi sarei laureata in pubbliche relazioni, o avrei fatto un master in giornalismo. Invece di tutto ciò, mi sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Gorizia, nel dicembre 2005. Dopo una lunga pausa, dovuta a problemi strettamente personali, nel 2006 mi sono iscritta al master in Studi e Ricerca dell’Est Europa, che ho finito in autunno del 2008. Da quel momento, anche se volevo seguire quella strada, le cose hanno avuto un’altra piega.

Mentre continuavo a mandare cv in giro, senza alcuna risposta positiva, per non perdere tempo ho deciso di finire il romanzo su cui da anni stavo lavorando. Lo terminai alla vigilia di Natale di quell’anno là, e dopo una lunga ricerca delle casi editrici in Serbia, il libro, intitolato “Il virus balcanico”, è stato pubblicato a Belgrado in settembre 2009. Quando avevo preso tra le mani la prima copia, che poi regalai ad un mio amico italiano e a sua moglie bosniaca come dono di nozze, fu una sensazione stranissima. Ritornata in Italia, ho iniziato ad avere mille dubbi. Iniziai a star male, anche se inconsapevolmente.

Non capivo il perché, ma d’improvviso il mio mondo stava cadendo in pezzi. E con lui io stavo sprofondando senza nemmeno rendermi conto. Da lì a poco avevo toccato il fondo. Non volevo né rialzarmi, né reagire. Non vedevo alcun senso nelle cose che mi stavano circondando. Tutto era sbagliato, o la sbagliata ero io? Mi isolai completamente dal resto del mondo finché un giorno non ricevetti una mail. Jelena, una mia amica da Belgrado mi chiedeva se mi andava di collaborare con una rivista appena nata, della quale facevano parte dei ragazzi giovani come me. Questa cosa mi entusiasmò talmente tanto che dissi subito sì. Da allora sono passati quasi quattro anni.

Se non fosse stato per lei, forse non avrei mai capito quanto valevo in quel campo, anche se ho ancora molto da imparare. Né che forse la mia vera vocazione, oltre alla scrittura, fosse proprio il giornalismo. Questo spazio qui voglio usare proprio per quello. Per giocare alla giornalista e per condividere con il mondo le cose che a mio avviso valgono la pena di essere raccontate. Sarà però anche il mio angolo dedicato all’attività di scrittrice. Il mondo intorno a me.

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