Libri: La sarta di Mary Lincoln

Ci sono libri e LIBRI..tra i primi metto quelli pubblicati, ma non sempre di mio gradimento..e tra i secondi, quelli che mi conquistano dalla testa ai piedi, facendomi battere il cuore. Che posso fare, sono un animo sensibile e la lettura, come la scrittura d’altronde, è stata sempre per me una fonte di emozione.

Da sempre scelgo i libri in base al titolo..forse sarò superficiale, ma se il titolo non mi comunica niente, rifiuto il libro a priori. Oh, Dio, se la copertina è invitante, capita anche di fare qualche eccezione. De “La sarta di Mary Lincoln”, di Jennifer Chiaverini, mi aveva colpito tutto, il titolo, la copertina, persino l’editore, Neri Pozza, da sempre un simbolo di qualità ed eccellenza letteraria. Avevo molte aspettative, come sempre; leggerlo anche in compagnia di alcune amiche del gruppo in rete, “Libri che passione”, dava un tocco ancora più emotivo alla lettura stessa.

Carica di aspettative, in cerca di emozioni, ho iniziato a leggere il libro un pomeriggio. Già dopo il primo capitolo, nonostante la storia fosse stata di mio gradimento, ho cominciato ad avere le prime perplessità. Il libro doveva, almeno io la vedevo così, narrare del rapporto tra la sarta di colore, Elisabeth Lizzie Keckley, e la first lady americana Mary Lincoln. Certo, il periodo storico in cui si colloca la narrazione è di grande importanza. L’emancipazione del popolo americano di colore, la libertà di schiavi, la guerra tra il nord e il sud, fanno da sfondo del romanzo. Se, però, credevo di poter addentrare in una storia emozionante, coinvolgente dovevo, a malincuore, arrendermi all’evidenza: del sentimento c’era ben poco.

La lunghezza di capitoli, che coprono ciascuno un determinato periodo, spesso molto lungo, un linguaggio povero, sarà anche stata la colpa del traduttore, rende la lettura del codesto libro molto lenta. Le lunghe frasi, spesso mancanti della punteggiatura corretta (so che detto da una straniera sembra assurdo, ma è così), che ti fa perdere il senso della stessa frase. Saltavo spesso le intere righe, e mi dispiace, non era per non rispetto verso i libri ma era davvero dura leggere e sostenere il ritmo pesante della scrittura. La storia in sé è molto bella, all’inizio dicevo che il libro nonostante tutto non era male, persino mi piaceva, ma più andavo avanti, più cresceva la delusione e la rabbia.

Mi sembrava, mi sembra tutt’ora, che il libro fosse scritto in fretta e furia, mettendo insieme i ruvidi dati storici, con qualche emozione pallida, come nel capitolo in cui uccidono Lincoln, o più avanti quando Elizabeth va a trovare i suoi ex-padroni. Il suo rapporto con Mary Lincoln, una donna schizzata, che più volte nel corso della lettura avrei preso a sberle, manca dell’autentica emozione. Poi, il titolo, dice chiaramente “la sarta”, ma dei vestiti e della loro creazione c’è ben poco nel libro, e se devo essere sincera, sono stati dei momenti più allegri e di sollievo in una narrazione pesante, stancante e soprattutto demotivante.

Mi dispiace, era da tempo che un libro non mi metteva una tale ansia. Una stella basta e avanza. Dare di più sarebbe lo schiaffo morale ad altri libri, più belli, letti nel corso di quest’anno. L’unica nota positiva, la spensieratezza d’averlo letto in ottima compagnia.

 

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Info Emy
Mi chiamo Emina. Vengo dalla Serbia però vivo in Italia dal settembre 2000. Sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche ed ho un master in Studi Est-Europei. Per molto tempo ho cercato di trovare me stessa, la mia vocazione. Dal 2010 credo di averla finalmente trovata. La mia vera passione è sempre stata la scrittura. Dopo aver pubblicato il mio primo romanzo "Il virus balcanico" in Serbia nel 2009, ho passato dei momenti bui. Più che altro si è trattato di una vera crisi esistenziale. Ora ho capito che la mia strada, oltre di quella di scrittrice che non abbandono, è il giornalismo. Lunga strada da percorrere ma importante è iniziare. E io l'ho già fatto. Ho collaborato per un anno e tre mesi con una rivista di lifestyle e moda di Belgrado. Dal luglio 2011 ad aprile 2012 ho collaborato con la rivista italiana online "Che donna". Dal febbraio 2012 fino all'estate del 2013 ho collaborato con un portale serbo dedicato alle donne, "Quello che le donne vogliono". A luglio 2012 sono arrivata a fare la giornalista per una rivista italo - americana, registrata a Tampa nella Florida, chiamata "Italian heritage magazine". Per un anno ho collaborato con l'associazione Trentino Balcani alla realizzazione del blog progetto "60 storie". Nel tempo libero cerco di scrivere il mio primo romanzo in italiano. Contenta e felice di quello che faccio. Andiamo avanti con sorriso, umiltà e felicità.

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