Libri: Il bello della vita

Quando un libro ti delude, come succedette a me con “La sarta di Mary Lincoln”, di Elizabeth Chiaverini, hai due strade: o rimani per un po’ impaurito di prendere in mano un altro volume, o ti butti decidendo di esorcizzare il “male” con un romanzo più leggero e possibilmente divertente per ristabilire la pace interiore di lettore accanito che vive in te. Ho optato per la seconda opzione.

Avevo comprato mesi fa “Il bello della vita” di Dan Rhodes. Non conoscevo l’autore e avevo scelto il romanzo non solo per il suo invitante titolo, come faccio di solito, ma soprattutto per la sua ambientazione in una città che amo molto e in cui ho vissuto per un mese quando ero ancora studentessa: Parigi. Non sapevo quando l’avrei letto e ho aspettato semplicemente che arrivasse il suo turno. O meglio la sua chiamata. Sapete com’è, sono sempre i libri che scelgono noi, mai il viceversa. Almeno nel mio caso è così.

dan rhodes

Dopo una delusione, era meglio che arrivasse un libro decente, mi dicevo mentre iniziavo la lettura. Più andavo avanti più mi sentivo coinvolta, anche se, devo ammettere, è il più strano libro che ho mai letto e nello stesso tempo bello, persino affascinante. Ma iniziamo daccapo.

Parigi, la città per eccellenza per tutti quelli che amano l’arte e che vogliono vivere di essa. Aurélie Renard è una giovane studentessa dell’Accademia di Belle Arti arrivata nella capitale dalla provincia per inseguire il suo sogno. Un giorno, per un progetto artistico multimediale, in una piazza gremita da gente lancia un sassolino che doveva aiutarla a scegliere il soggetto che avrebbe dovuto seguire per una settimana ma che invece, scelta del destino, colpisce un bambino di nove mesi cui presunta madre, una pazza, decide di affidarle il piccolo per quei sette giorni per farle evitare la galera. Aurélie non ha alcuna esperienza con i piccoli, ma si sente in colpa per aver colpito il bambino, un tesoro che sorride sempre e che ha un nome orribile, difficile da pronunciare per i francesi: Herbert. Inizia così una settimana all’insegna delle difficoltà, in cui la ragazza deve imparare come gestire il piccolino, affrontare le vecchiette curiose soprattutto una sua vicina di casa di 90 anni alla quale non sfugge nulla di quello che succede nel palazzo, un ex fidanzato artista piuttosto egocentrico, un professore che lei crede un potenziale maniaco sessuale. Non mancheranno le situazioni assurde, abbastanza comiche che si protraggono dall’inizio alla fine.

A Parigi torna Le Machine, un artista che si è sempre creduto rifiutato dalla sua città natale, per fare il suo spettacolo famoso Life, in pratica una specie di reality show dal vivo in cui gli spettatori lo seguono durante tutte le fasi della vita per tre mesi. La mostra è installata in un vecchio cinema erotico e la stampa non vede l’ora, soprattutto un famoso critico d’arte, di stroncare il grande artista che amano in tutto il mondo. Non può essere considerata l’arte, sentenziano, un uomo nudo che fa i suoi bisogni davanti alla gente raccogliendo gli escrementi negli appositi vasi. Ma c’è ben oltre a questo, ci sono i suoni, la parte multimediale, anche se al lettore può sembrare strano, o farlo sentire nauseato da tutto ciò, al scoprire la vera ragione per la quale Le Machine si è cimentato nell’impresa del genere ci si commuove. Ci si pongono le domande sulla vita stessa.

Nella città ci sono anche turisti giapponesi, una coppia simpatica, gli Akiyama, e un traduttore giovane che si scopre innamorato della loro figlia dopo aver visto una sua foto. Vi chiederete, come me, ma è possibile? Risulterà inverosimile a molti di voi, ma chissà, forse può capitare, la vita è a volte imprevedibile. C’è Sylvie, l’amica del cuore di Aurélie, un orfana che non riesce a trovare la stabilità emotiva, di cui tutti uomini si innamorano ma lei sceglierà..va bene, non posso mica raccontarvi tutto!

Ma c’è soprattutto la vita, in tutte le sue sfumature possibili, che si trova in un sorriso da bambino, il bambino che sta scoprendo la vita e la fa vedere con gli occhi diversi a quelli che lo circondano. Herbert, la tenerezza, la gioia eppure qualche alone del mistero. Di chi sarà questo giovanotto?

C’è una città che vive al ritmo dell’arte, della gioia di vivere per sé e per gli altri. Una città gioiello, al centro di una storia assurda quanto bella, divertente, bizzarra con dei protagonisti che sembrano a volte usciti da un cartone animato ma che rendono questo mosaico artistico quasi perfetto. E c’è un presidente matto, Sarkozy, eppure la sua amata Carlà, che vuole persino invadere la Spagna. C’è il sorriso della lettrice, il mio, un sorriso che solo un libro può lasciarti.

 

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Info Emy
Mi chiamo Emina. Vengo dalla Serbia però vivo in Italia dal settembre 2000. Sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche ed ho un master in Studi Est-Europei. Per molto tempo ho cercato di trovare me stessa, la mia vocazione. Dal 2010 credo di averla finalmente trovata. La mia vera passione è sempre stata la scrittura. Dopo aver pubblicato il mio primo romanzo "Il virus balcanico" in Serbia nel 2009, ho passato dei momenti bui. Più che altro si è trattato di una vera crisi esistenziale. Ora ho capito che la mia strada, oltre di quella di scrittrice che non abbandono, è il giornalismo. Lunga strada da percorrere ma importante è iniziare. E io l'ho già fatto. Ho collaborato per un anno e tre mesi con una rivista di lifestyle e moda di Belgrado. Dal luglio 2011 ad aprile 2012 ho collaborato con la rivista italiana online "Che donna". Dal febbraio 2012 fino all'estate del 2013 ho collaborato con un portale serbo dedicato alle donne, "Quello che le donne vogliono". A luglio 2012 sono arrivata a fare la giornalista per una rivista italo - americana, registrata a Tampa nella Florida, chiamata "Italian heritage magazine". Per un anno ho collaborato con l'associazione Trentino Balcani alla realizzazione del blog progetto "60 storie". Nel tempo libero cerco di scrivere il mio primo romanzo in italiano. Contenta e felice di quello che faccio. Andiamo avanti con sorriso, umiltà e felicità.

One Response to Libri: Il bello della vita

  1. newwhitebear says:

    A volte le scelte, a me capita spesso, vengono fatte più d’istinto che con razionalità.
    Il tiutolo, la copertina, il libro stesso ti attrae come una calamita e poi lo leggi non subito ma dopo un po’ di tempo. Poi lo inzi e ti accorgi che le sensazioni erano giuste, come nel tuo caso.
    Felice serata
    un abbraccio
    Gian Paolo

    O.T. il tuo romanzo è finito in soffitta?

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