Giornata Internazionale per l’Eliminazione della violenza contro le Donne

Le donne si amano e rispettano sempre, non solo oggi, quando in tutto il mondo si celebra la Giornata internazionale per l’Eliminazione della violenza contro le donne, né domani. SEMPRE.

Amore è affetto, abbracci e baci. Amore è rispetto, mutuo. Amore non sono grida, né botte e percosse. Tantomeno violenze, fisiche e psicologiche che siano. Amore non uccide. MAI. Se ci sono le botte, non è AMORE è VIOLENZA. Semplice. Non ci sono mezzi termini. Non ci sono le scuse perché non esistono.

Alziamo la voce contro la violenza. Non solo oggi, nemmeno soltanto domani. La violenza non si combatte con silenzio, con perdono. La violenza non si dimentica. Si combatte con le denunce. Diciamo tutti insieme NO alla violenza sulle donne.

Non oggi, non domani. SEMPRE.

Anch’io, come molti di voi suppongo parteciperò stasera al flash mob in rete, osservando un ora di silenzio (simbolico) simultaneo in Facebook (dalle 20 alle 21 in Italia), per appoggiare l’iniziativa mondiale di Mister OM.

L’evento pubblico organizzato  da mister Om punta a fermare facebook con un gesto pacifico, silenzioso e condiviso. Si tratta di dare vita alla più grande azione per scuotere le coscienze di massa. Un’azione forte e decisa, più dell’occupazione di una piazza.

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Libri: Lo sceicco (The Sheik)

Quando fu pubblicato Lo Sceicco nel 1919 destò un tale clamore per le scene forti che per l’epoca furono un vero scandalo. Dal libro, considerato il primo del genere romanzi d’amore, nel 1922  fu poi tratto l’omonimo film muto con Rodolfo Valentino. Ignoravo l’esistenza del libro e forse non l’avrei nemmeno considerato se non fosse stato per una scrittrice argentina scoperta quest’anno, che si era ispirata alle vicende narrate dalla E. M. Hull per una saga familiare arabo-argentina. Le amiche del gruppo Facebook dedicato all’autrice di questa saga mi avevano proposto di partecipare alla lettura collettiva di Lo sceicco, che ha culminato nel dibattito tenuto stasera.

TheSheik

Il libro narra di una relazione morbosa, crudele, amorosa per certi versi visti i presunti sentimenti forti che uniranno i personaggi alla fine, tra l’arabo Ahmed Ben Hassan e l’aristocratica inglese Diana Mayo.

Diana è giovane, rica e molto indipendente. Vive con il fratello Sir Aubrey che si ha preso cura di lei dopo la morte dei genitori ma che l’ha sempre trattata esclusivamente come se fosse un maschio. Diana è uno spirito ribelle e vive la vita come se fosse un’avventura. Così inizia il suo viaggio nella scoperta del deserte algerino. Nonostante cerchino a dissuaderla, lei, un poco superba, ingenua ma decisa, abituata che la sua sia l’ultima, parte in viaggio che cambierà la sua vita in modo che non si aspetta nemmeno.

La spedizione inizia bene finché il suo gruppo viene attaccato da una tribù araba, la sua guida uccisa, almeno così sembra, e lei portata via. Giorni prima, nella città di Biskra, Diana viene adocchiata da un uomo, un crudele sceicco, che poi si scoprirà essere anche lui un aristocratico per metà spagnolo e inglese, che in realtà è la guida di quei balordi incivili colpevoli dell’”incidente” subito.

Quando si sveglia, la giovane si accorge di essere in luogo a lei sconosciuto e a sua sorpresa scopre di essere sequestrata da un arabe cattivo. Lo odia dal primo istante ma l’uomo, abituato a comandare, le promette che l’avrebbe domata. Così diventa il suo carceriere. L’ha vista a Biskra, l’ha scelta e per lui è solo un capriccio in più. Lui prende quello che vuole e basta. E lei, ribelle che è, non ci sta. Lo odia e rifiuta con tutta se stessa. Ma lui la prende lo stesso, con forza. Violazione in piena regola, psicologica e carnale. Continua.

Lei che fa? Cerca di scappare quando lui non c’è. È un ottima cavallerizza. Lui, che ha dei cavali pregiati, forti, veloci, la ritrova. La riprende con se e ovviamente esige la sua più totale obbedienza. Che col tempo otterrà. La sottomette totalmente. Invece di odiarlo di più, lei si accorge, proprio quando scappa, di provare qualcosa per lui!? Si innamora! In pochi capitoli passa da un odio più totale al quasi dichiarare il suo amore all’aguzzino. Un caso tipico del sindrome di Stoccolma ma, sarà davvero così? E lo sceicco? È un animale, guidato da istinto puro o c’è qualcosa di sentimentale in lui?

Scritto abbastanza bene, considerando che sono passati 90 e passa anni dalla sua uscita. Ho apprezzato molto le descrizioni di paesaggi incantevoli del deserto. Ci sono troppi cliché e pregiudizi, sicuramente tipici per quel tempo, arabi selvaggi, sporchi, impietosi. Non si capisce come una donna possa provare così in fretta dei sentimenti così forti per uno disdicevole come Ahmed. Affascinante per certi aspetti, ma pur sempre una bestia, che ama solo i propri cavalli e basta. La narrazione è concentrata troppo sulla vittima, perché Diana è una vittima di se stessa, della sua superbia a tratti irritante che quasi sembra si trovasse in quella situazione per proprio volere. L’autrice si è poco centrata sullo sceicco e solo quasi alla fine si scopre qualcosa di più di questo arabo che forse non è quello che sembra. Almeno non del tutto.

Finale? Happy end? Per come va dall’inizio alla fine la storia, forse è un vissero contenti e felici troppo scontato, o alquanto esagerato. O entrambi.

L’amore, per come l’ho sempre visto, nasce dal reciproco rispetto e sentimento, non dalla forza con la quale può essere imposto. Che ci siano le donne, come Diana, che si innamorano di propri carnefici è un dato di fatto che si spiega con la sopra menzionato sindrome di Stoccolma. Non dico che non possa capitare. Ma sarà un sentimento vero? Nella finzione può succedere di tutto. La vita, poi, è un altra cosa.

Libri: La collina del vento

Ci sono diversi tipi di libri.  Ci sono quelli che ti scelgono senza che ti accorgi, che ti toccano con il titolo, oppure incuriosiscono con la copertina invitante e non puoi a fare altro che arrenderti. E ci sono, poi, quelli che vengono sulla tua strada dietro un consiglio letterario di una commessa chiacchierona della tua libreria preferita, o di un sconosciuto in treno che non può trattenersi dal coinvolgerti nella sua lettura del momento, o semplicemente di una persona appassionata come te, che sa impiegare le parole giuste per incuriosirti e invogliarti a scegliere un libro che forse, in altre circostanze, non avresti nemmeno degnato di uno sguardo.

Non conoscevo Carmine Abate, né l’avevo mai sentito nominare prima di essere stata conquistata da una delle recensioni mute di Eduardo Varcasia che aveva proprio per oggetto un suo romanzo, “La collina del vento”, lo stesso che, molti mesi dopo, mi avrebbe cercata, ritrovata, o meglio, ci trovammo a vicenda.

Ogni libro è sempre un nuovo viaggio, e la narrativa di Abate mi aveva potato in una Calabria magica, di colori e profumi intensi, forti, che ti inebriano la mente, mentre il vento che soffia sulle pendici del Rossarco ti accarezza lievemente il viso. Proprio Rossarco, leggendaria ed enigmatica collina custodisce le profonde radici della famiglia Arcuri, i cui vicende appassionano lettore dall’inizio alla fine.

La collina del vento è una bella saga familiare, di quelle che piacciono a me, che racconta la storia degli Arcuri dall’inizio del ‘900 ai giorni nostri. Una famiglia forte, unita, orgogliosa che non si lascia piegare dai più “forti”, che resiste a tutte le avversità possibili, in una cornice storica che ha per co-protagonisti i latifondisti locali incarnati in don Lieo, crudele e impassibile, non mancano gli invidiosi e nemmeno mafiosi senza scrupolo, neppure gli studiosi come l’archeologo Paolo Orsi in ricerca di una città antica di nome Krimisa. Tre generazioni a confronto, Alberto il capostipite, Arturo, Michelangelo figlio di quest’ultimo, donna Sofia moglie di Alberto, donna Lina, moglie di Arturo, Ninnabella, sorella di Michelangelo, e le storie, segreti, da tramandare, raccontare, scoprire pagina dopo pagina. La scrittura incantevole di Abate, imbellita dai dialoghi in dialetto, le descrizioni della collina, e non solo, che ti danno la possibilità di vivere, quasi per davvero, in quei luoghi da sogno e di sentire i profumi di quel Rossarco a pochi chilometri dal mar Ionio.

Un romanzo che mi ha conquistato dalle prime pagine e che consiglio vivamente.

Belonefobia

Toc-toc. Una. Due. Tre volte. Entra. Non chiede nemmeno il permesso, come farebbe qualsiasi persona educata. Si siede alle mie spalle. Restiamo in silenzio, per alcuni secondi che mi sembrano un’eternità. Sto per parlare ma non riesco. La voce non si degna di uscire dalla mia bocca, che resta chiusa come se fosse cucita con qualche filo invisibile. Poi lo sconosciuto tossisce. Una. Due. Più volte. Cerca di attirare la mia attenzione. Ma non ottiene che un altro sospiro, lungo. Lunghissimo.

“Che ci fai qui sola soletta?” Domanda. “Da chi o cosa stai scappando?” Prosegue l’interrogatorio. L’imputato, la sottoscritta, resta muta.

“Soffro. Di Belonefobia.” Esce un piagnucolio dalla mia bocca. Sono io? Sì, dev’essere così. Sono STATA io.

“Cos’è?” Chiede la voce dietro di me, ridacchiando.

“Ignorante. Non sai cos’è Belonefobia?” Dico con più sicurezza nella voce, e ritrovata serenità.

“Paura di Belen?” Ride, di gusto. Cominciamo bene. Mi prende pure in giro.

“Paura di aghi, stupido.” Replico seccata.

“Alla tua età hai paura di aghi? Vergognati!” Esclama lo straniero.

Perché? Può capitare a chiunque, e a qualsiasi età avere paura. Di aghi, poi, sembra anche una fobia abbastanza comune.

“Alla mia età, che vuol dire? Mi dai della vecchia?”

“Ma no – risponde – semplicemente dico che, con l’età, crescendo, uno dovrebbe riuscire a dominare certe paure. Non avevi prima anche paura di volare? Adesso, se non erro, adori viaggiare in aereo.”

È vero. Fino a qualche anno fa sarebbe stato impossibile convincermi di salire in aereo. Ma come fa a saperlo?

“So tante altre cose di te, ma non è momento per parlarne. Devi fare un bel respiro, lo stai facendo?”

“Sì. Sto respirando profondamente. E adesso?”

“Adesso pensa al positivo. Domani andrà tutto bene.Dillo!”

Andrà tutto bene. Andrà tutto bene. Alla fine, è solo un prelievo di sangue, no? Un prelievo di routine. Che può succedere?

“Andrà tutto bene. Un corno! Ho paura, hai capito. P-a-u-r-a!”

Silenzio.

Silenzio.

“Dove sei? Non senti che ti sto dicendo?!”

Nessuna risposta.

Non è che adesso ti vuoi mettere a parlare da sola, vero? Perché, prima non eri tu? E se non eri tu, chi era?

“Domani andrà tutto bene.”

Se non eri tu, era sicuramente qualcuno che ti conosce bene.

Domani andrà tutto bene. Ha ragione, lo straniero. Le paure vanno sconfitte. Giusto?

Al diavolo con Belen.. Belon.. Belonefobia.. chi sarà mai?

Libri: La ricetta segreta della felicità

In vacanza, si sa, si ha voglia di leggerezza, non solo in quanto di divertimenti ma anche per quanto riguarda la scelta di letture. Alla fine di settembre, visto che partivo per il mio paese d’origine, per accorciare ore di viaggio mi sono portata dietro il caro amico kobo glo, lettore digitale affettuosamente chiamato Charlotte. Come al solito, scelgo i libri in base al loro titolo ed è così stato anche nel caso del romanzo di autrice inglese, Jules Stanbridge, “La ricetta segreta della felicità”.

Se un libro ti prende dall’inizio, lo leggi volentieri e abbastanza veloce, soprattutto in caso di cosiddetta narrativa leggera. Il mio rapporto con la scrittura della Stanbridge è stato dall’inizio conflittuale. Nonostante mi avesse ricordato, in alcuni punti, Sophie Kinsella, sarà forse per la pessima traduzione, la scrittura in prima persona, tipo diario, mi annoiava e a tratti anche respingeva. Se non fosse stato per la storia, che era carina, l’avrei mollato forse dall’inizio ma preferisco andare fino in fondo per vedere se la delusione sarebbe stata totale o parziale.

Partiamo con ordine. Il libro ha tutti gli ingredienti per piacere alle donne: una trentenne single, divorziata che purtroppo ha perso figlio ancora prima di nascere e pure viene licenziata. Decide di ricominciare da capo iniziando una nuova attività: fare i dolci seguendo la passione di sempre. Non è facile ricostruire propria vita dopo che il mondo ti crolli letteralmente addosso, non è facile per nessuna donna affrontare il dolore di perdere un figlio. Se a questo aggiungi anche il licenziamento, sarebbe duro per chiunque affrontare il futuro accettando di seguire una passione che non deve per forza portare i guadagni. Maddy, però, ce la fa nonostante le proprie insicurezze, dubbi, a creare un futuro e anche a trovare la sua anima gemella, la sua, come lei chiama, “torta al cioccolato” affrontando la vita con leggerezza, fore troppa per il mio gusto.

Non dico che non è un romanzo piacevole, però se fosse stato scritto meglio, forse avrebbe avuto qualche “chance” in più. Maddy è simpatica, pure sua sorella Moo, per non dire dei nipoti piccolini di Maddy L’Orsetto e la Principessa (i nomi mi irritavano parecchio, sembravano i nomignoli per i cani o cavalli di corsa. Chi diavolo chiama il proprio figlio Orsetto, troppo sdolcinato persino per una ragazza dolce come me che lo trovava nauseante.) La cosa carina era trovare dentro la storia anche le ricette delle torte nominate. Una buongustaia come me non poteva che apprezzarlo. Il resto poi, dipende da gusti letterari. Anche se mi piace a volte leggere romanzi del genere, ho trovato il libro della Stanbridge un po’ alla Harmony, poco coinvolgente, con il rischio di non ricordare nemmeno la trama tra qualche mese. Se volete, però, passare un pomeriggio di relax, in compagnia di una pasticcerà simpatica che crede nel futuro e nell’amore nonostante tutte le bastonate della vita, leggete “La ricetta segreta della felicità”. Non è detto che non possa piacervi. Non dico che non mi sia piaciuto ma non mi ha nemmeno fatto fare salti di gioia per averlo letto. Se dovessi dare un voto, direi passabile. Poi, alla fine, sono dei gusti e di quelli non si discute.

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