Libri: La famiglia Karnowski

Desideravo da tempo leggere questo romanzo di Singer, una saga familiare che ci narra le vicende dei Karnowski, gli ebrei polacchi emigrati dapprima in Germania, poi negli Stati Uniti. Da molti considerato un vero capolavoro, l’avevo approcciato con forse troppe aspettative che sono state comunque, se non ampliamente ma sicuramente in gran parte, soddisfatte.

Ogni libro è un nuovo viaggio di conoscenza di una cultura diversa della nostra, di personaggi che, chi più chi meno, ci restano nel cuore. Diviso in tre parti, il romanzo di Israel J. Singer ci porta a conoscere il mondo ebreo attraverso le tre generazioni della famiglia Karnowski: David, un uomo brillante e studioso venuto da Melnitz a Berlino con la moglie Lea agli inizi di Novecento; Georg, medico stimato che dopo un amore sofferto per Elsa Landau (personaggio femminile che ho amato di più) sposa Teresa, un’infermiera cattolica nonostante la disapprovazione di padre che sognava di vederlo sposato con una brava ragazza ebrea; Jegor, nipote di David, un giovane tormentato e perseguitato per le sue origini ebree, uno di quei personaggi che per quanto odiosi possano essere, riescono a dare senso a ogni grido di dolore e rabbia sentiti pagina dopo pagina.

La famiglia Karnowski non è solo la storia di una famiglia, è l’immersione totale in una cultura, quella ebraica del fine ottocento e novecento, della quale imparo sempre di più leggendo, e per questo do sicuramente credito a Singer. Ed è anche e soprattutto la storia di una continua integrazione. Se da un lato abbiamo il capostipite David, che arriva dalla Polonia alla Germania appassionato della lingua e cultura tedesca, una lingua che parla alla perfezione senza però negare mai le proprie radici e che rimane sconvolto quando cominciano le persecuzioni degli ebrei. “Ebreo tra gli ebrei, tedesco tra i tedeschi”, è il suo principio che cercherà di trasmettere anche al figlio Georg. Dall’altro abbiamo sua moglie Lea, nostalgica del paese e delle proprie abitudini tanto da non osare mai a parlare tedesco in pubblico, continuando a coltivare i rapporti con i compaesani di nascosto dal marito. Tra le sue frequentazioni c’è Solomon Burak, un commerciale rozzo ma molto abile, “Vivi e lascia vivere” è la sua massima e devo dire che più delle volte l’ho preso in simpatia, e la sua moglie Ita. Solo tra le mura della loro casa, Lea si sentirà libera di essere se stessa fino in fondo.  Ed è anche una storia della sofferenza umana, alla quale da volto il giovane Jegor, in eterno bilico tra il proprio lato ebreo, ereditato da quel padre che detesta con tutto se stesso, e quello tedesco, ariano, “pulito”, che ama, rispetta tanto che questa folia lo porterà a fare le scelte impopolari quanto odiose ed ignobili.  Una storia nella nostra storia, quella che non dovremmo mai dimenticare.

Se il libro è scorrevole, i personaggi sono descritti e creati quasi alla perfezione da Singer, quello che, e questo mi dispiace dirlo perché so di essere forse una voce fuori coro, manca è una passione di quelle che ti spingono a non lasciare il libro perché ti piace così tanto. Sarà che, nonostante la sua bellezza, quello che mi mancava era il ritmo. La cosa che mi ha irritato parecchio, sicuramente è una cosa mia e che forse mi rallentava la lettura, è la narrazione, che continua a passare dal passato al presente. Non mi sembrava che si trattasse del consecutio temporum, come mi hanno fatto presente in una discussione. E forse sono una che cerca il pelo nell’uovo, ma per me, era alquanto irritante leggere nello stesso capitolo la narrazione che alterna dal presente al passato raccontando i fatti che, a mio avviso non erano distanti tra di loro. È una storia forte, ma, e un altro mi dispiace, seppur mi aveva coinvolta, non mi ha dato un’emozione che forse all’inizio mi aspettavo.

Ciononostante, sarei una bugiarda se dicessi il contrario, il romanzo di Singer mi è piaciuto. Mi sono piaciuti i personaggi femminili, che, ognuna a modo suo, hanno affrontato il proprio destino. Mi è piaciuta la trasformazione di Georg, che dal ragazzetto ribelle cresce e trova la propria strada grazie al suo amore per la giovane dottoressa Elsa nonostante le loro vite si separano al suo malgrado. Se all’inizio della lettura provavo un’avversione per David, con il passare del tempo quel padre che consideravo un tirano mi ha dato la prova della propria umanità. Seppur fosse il profondo il mio odio per Jegor, ho sofferto con lui per quel suo forte sentimento di essere diverso, che anche se in un altra dimensione avevo provato nel corso della vita. Voto: 3,5/5, anzi, 4.

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Libros: Papeles en el viento

Ésta es una historia de amistad de toda la vida, como la que une Alejandro “El Mono”, su hermano Fernando, Mauricio y Daniel “El Ruso”. Una fuerte amistad que de repente viene afectada por la muerte de “El Mono”.

El Mono era un “empresario” de fútbol, su grande pasión de siempre, que ha gastado una fortuna en comprar un joven jugador de fútbol, un tal Mario Pittilanga de préstamo en un equipo de bajo rango. Después su muerte, sus amigos de siempre deciden, para asegurar un futuro mejor a la hija de “El Mono” Guadalupe, de vender a Pittilanga cueste lo que cueste y para lograrlo se van a meter en varias situaciones al limites del cómico. El Mono, creyendo de hacer una cosa positiva, había invertido 300.000 en el asunto Pittilanga, la plata que sus amigos buscaran de recuperar. No es pero una misión fácil, por dos razones: el primero el jugador es pésimo y no vale tanto dinero; el segundo ellos tres no saben nada de ese mundo de compra y vienta de los jugadores. Lo que más importa es ayudar a la nena, huérfana de papá y que ahora puede y debe sobretodo contar con esos tres tíos tan diferentes entre ellos cuanto llenos de cariño por ella. No será fácil cumplir la misión que, a medida que pasa el tiempo, va a poner en el serio riesgo la amistad de Fernando, El Ruso y Mauricio.

Leyendo la novela, escrita con el típico estile de Eduardo Sacheri que he aprendido de amar con “Ser feliz era esto” la primera obra suya leída hace tiempo, el lector va a conocer mejor los protagonistas descubriendo lazos de amistad nacida cuando eran chicos. Sacheri salta del presente al pasado, haciéndonos conocer la historia que llevó a la compra del pase de ese tal Pittilanga, el amor incondicional de los protagonistas por su equipo de toda la vida, el Independiente, decaído como El Mono que siente que él también ha venido a menos como su equipo de corazón. Una historia llena de humor, de alegría, sin melancolía ni tristeza bien sí con tanto positivismo y ganas de vivir a pesar de todo. Incluso en los momentos peores el lector no puede que sonreír. Una historia que amé desde el principio hasta el final y que recomiendo.

A te.. donna

A tutte le donne, nonne, mamme, zie, amiche, sorelle, cugine, a donne conosciute e meno note, a quelle che rendono la vita più bella con la loro saggezza e il loro infinito e incondizionato amore, un abbraccio affettuoso, d’amore e di rispetto per quello che sono e non perché festeggiate e omaggiate perché la loro festa!

Essere una donna, oggi, non è solo ricevere regali costosi e domani, magari, le botte e gli insulti, magari anche per una banalità.. essere una donna, oggi, e non solo ma sempre, è sentirsi amata, rispettata, valorizzata per quello che è.. con tutte le sfumature, con tutte le sue debolezze e i suoi punti forti.

Essere una donna, oggi, nel mondo sempre più crudele, sempre più violento, è combattere, per avere gli stessi diritti che dovrebbero essere concessi a prescindere. Combattere per mantenere intatta la propria dignità, il proprio pensiero, senza essere giudicata e condannata. Combattere per il proprio io, la propria opinione, senza essere zittita e messa ai margini di un mondo comandato a bacchetta dagli uomini padroni.

A te..donna.. ovunque tu sia.. che ogni giorno tu possa vivere senza rinunciare a te stessa, ai tuoi sogni, per nessuno e niente al mondo. A tutte le donne coraggiose che hanno saputo dire basta spezzando le catene ….

“Non sei più tornata
Sei stata di parola
Non ti sei fermata
Con il vento sei volata via da quel che non è giusto
Questo vento non avrà padrone, non avrà governo
Questo vento senza nome attraverserà l’inverno…”

Un carro armato pieno da libri.. una favola argentina a lieto fine

Se ogni guerra fosse combattuta così, con i libri al posto delle bombe e le armi di distruzione di massa vere, questo mondo sarebbe molto più bello. A insegnarcelo è Rául Lemesoff, un artista argentino un po’ pazzerello ma simpatico, che gira per la città di Buenos Aires con un finto carro armato (lo chiama l’arma di “istruzione” di massa) riempito di libri e ricavato da una Ford Falcon del 1979 delle forze armate argentine in suo possesso da anni.

In occasione della Giornata Mondiale del Libro, celebrata lo scorso 5 marzo, il noto brand 7UP ha realizzato la campagna pubblicitaria, #FeelsGoodToBeYou, che vede protagonista Raul e il suo ormai famoso veicolo in giro per la capitale argentina a distribuire i regali libreschi ai passanti.

Se un giorno riuscissi a realizzare il mio sogno e visitare la città porteña, vorrei incontrare ed intervistare Raúl, un personaggio singolare che sono sicura avrebbe tante cose interessanti a raccontarmi.

Libri: Le intermittenze della morte

Immaginiamo, per un attimo, di poter vivere per sempre. Una vita senza limite, senza fine, lunga quanto un rottolo di eternità. A chi non piacerebbe? Se fosse possibile, sarebbe una notizia ad avviso di molte persone bella, per non dire trionfale, di quelle sicuramente da festeggiare immediatamente, proprio come succede nel romanzo di José Saramago, Le intermittenze della morte.

In un paese, sconosciuto al lettore, a partire di un qualsiasi 31 dicembre, cominciano a succedere le cose strane. La gente di un tratto smette di morire. La morte, scritto proprio così, con la minuscola m per volere della dama nera, protagonista assoluta del racconto, decide di andare d’improvviso in ferie, gettando un paese intero nel panico. Tra l’euforia iniziale, la gente che festeggia e l’invidia dei paesi confinanti dove la vita scorre normalmente, c’è chi, come quelli che con la morte ci guadagnano da vivere, comincia a preoccuparsi. La morte, da dietro le quinte, lascia l’uomo ad affrontare questa crisi di stato come meglio crede. Se molti sono nel panico, e lo stato non sa come muoversi, la chiesa nemmeno, per dare una mano al popolo eterno scende in campo un gruppo di gentiluomini, chiamati maphia (no, non è un errore di ortografia. Hanno scelto, scoprirà il lettore, di chiamarsi con tale nome proprio per distinguersi da altri “colleghi”).

Quanto dura eternità? Giusto tempo che l’uomo si abitui ad essere immortale, che, seppur possa essere una cosa realmente ambita, non è proprio così bello, ci insegna Saramago. Quando il lettore meno se lo aspetta, ecco che arriva lei, la morte, a farsi sentire con il popolo del paese fortunato, attraverso una lettera alla stampa. Il suo sciopero è terminato, si torna alla normalità, si continua a morire, le pompe funebri esultano, popolo è sconvolto, e la morte sorride. Ci fa sorridere, con le sue idee, mentre semina terrore di colore viola tra la gente. La morte crudele, ironica e divertente, che ha saputo mettere in ginocchio una intera nazione, ma anche dolce, compassionevole, che riesce anche a commuovere. A guidare il lettore verso un finale per nulla scontato, anzi. Un finale sorprendente degno del suo creatore, che attraverso le pagine di un libro scritto maestosamente ci fa riflettere sul rapporto con la morte, ma anche la vita stessa, che può, che ci piaccia o no, finire in pochi attimi.

Aveva ragione, chi mi disse, di iniziare la conoscenza con il premio Nobel portoghese proprio con questo libro, cui protagonista assoluta, la morte, ha saputo divertirmi e intenerirmi con tutte le sue facce. Avevo paura, ammetto, di affrontare la lettura dei libri dell’autore portoghese. Non è nemmeno stato facile abituarsi a una scrittura priva di punteggiatura, con le frasi lunghissime che potevano annoiare ma José Saramago ha saputo conquistarmi, lentamente ma con una forza totale, con il suo stile, singolare sicuramente, ma bello, ironico e divertente, seppur affrontando un tema, come la morte, che spesso mi ha fatto paura, soprattutto quando ho dovuto accettare la partenza improvvisa dei miei cari. Voto, piche meritato, quattro.

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