Libri: Il club degli incorreggibili ottimisti

I libri sono sempre dei viaggi che appassionano, specie se ti fanno, almeno con la mente e la fantasia, tornare nei luoghi che ami e che hai vissuto. Per un paio di settimane, grazie a Jean-Michel Guenassia, sono tornata nella amata Francia, dove, tra le pareti di un bistrot parigino, ho conosciuto un mondo favoloso dal quale ancora fatico a separarmi. Il mondo degli incorreggibili ottimisti che mi ha affascinato dalla prima all’ultima pagina.

Parigi, anni ’50. La Francia, da poco uscita in rovina dalla seconda guerra mondiale, sta affrontando il conflitto algerino. Gli anni tumultuosi in cui cresce il giovane protagonista, Michel Marini, figlio di un italiano e una francese benestante, le cui vicende, come da un invisibile filo rosso uniscono tante altre storie individuali. La storia ruota intorno al Balto, il piccolo bistrò della capitale che ospita la sede di incontri segreti di un gruppo di esuli in fuga dai Paesi dell’Est, aiutati dai grandi intellettuali di quell’epoca come Sartre e Kassel. La vita del giovane Michel, amante di libri, il cui fratello maggiore combatte da volontario in Algeria, viene intrecciata con quella di Celine, la fidanzata di fratello, e quelle di suoi nuovi amici Leonid, Igor, Imre e altri che gli trasmettono non solo la loro passione per i scacchi ma soprattutto la loro memoria costantemente cancellata dai regimi di cui sono in fuga. Tra i tavolini di Balto si respira la storia, che trascina con sé le vittime di dittature cadute in oblio, dimenticate dai familiari che non riescono a scordare, le vittime che in quella “terra promessa” fanno i lavori più umili pur di restare in vita, per sopravvivere, in tutti i sensi. Ci sono tanti piccoli protagonisti e un protagonista assoluto, e non è Michel, sino Saša, quel misterioso esule russo tanto odiato da altri “incorreggibili ottimisti” quanto apprezzato e amato dal giovane liceale Michel al quale ha trasmesso la propria passione per la fotografia e le poesie imparate a memoria che gli regala per recitarle alla ragazza che ama. Saša, la cui triste storia verrà raccontata solo alla fine per renderlo negli occhi di lettori un vero eroe che grida alla redenzione che forse arriverà tardi, lasciando dietro a sé la scia del possibile perdono.

Il libro di Guenassia è un inno alla vita, che sconfigge la censura e la morte, gli amori e gli odi, il dolore gli orrori di un passato troppo importante per essere dimenticato. “Tu saprai cosa fare per serbare il ricordo di quanti meritano di essere salvati dall’oblio. Soltanto la memoria è bella. Il resto è polvere e vento.” La vita di protagonisti, i nostri amici incorreggibili ottimisti, che anche dopo aver chiuso i libro continuano a seguirci sul sentiero letterario, ricordandoci di non smettere mai di credere in quella promessa che conta molto di più della terra. Chi leggerà capirà. Consigliato, anzi, consigliatissimo, per l’emozione che regala, per la storia che narra, per i suoi personaggi che hanno da dire molto anche con i propri silenzi.

Libri: La morte di Ivan Il’ič

Era da tanto che non leggevo Tolstoj, che ho amato e apprezzato molto da liceale. Le occasioni, poi, per leggerlo nella mia madre lingua, da quando mi sono trasferita in Italia 15 anni fa, erano quasi nulle. Mentre ero in vacanza in Serbia, proprio il giorno in cui stavamo per ripartire verso il nostro amato Trentino, con uno dei maggiori quotidiani regalavano niente di meno che un romanzo breve di autore russo: La morte di Ivan Il’ič. Seppur breve, il racconto che ha come protagonista un uomo la cui vita a suo malgrado sta arrivando a capolinea è molto intenso, toccante e ci fa riflettere, molto. Mi ha tenuto compagnia durante il viaggio.

Siamo a San Pietroburgo, in un tribunale, dove viene annunciata la morte di un giudice stimato, Ivan Ilič. Conosciamo da subito il mondo di Ivan, le sue frequentazioni, i suoi colleghi che alla notizia della sua morte non possono fare altro che  pensare al posto vacante e alla possibilità di essere promossi. Gli amici più intimi di Ivan, Petr Ivanovič e Fedor Vasilevič, sono angosciati perché devono adempiere ai noiosi doveri impostigli dalla società, come dare una mano alla vedova che nella triste giornata della visita alla salma pensa più che altro come ottenere la pensione del marito. Addirittura c’è chi, nonostante le circostanze, non può rinunciare alla consueta partita di whist. In seguito il lettore ha la possibilità di conoscere meglio Ivan, la sua vita che inesorabilmente cambia a largo della sua carierà che gli permette di lasciare la provincia e venire a San Pietroburgo dove vive seguendo i canoni dell’alta borghesia. Il nuovo incarico vuol dire più soldi, più soldi una casa arredata come il Dio comanda, da non sfigurare davanti ai doveri della società tralasciando però una cosa importantissima: la vita stessa. La vita che prima o poi ti presenta un conto salato da pagare. Proprio mentre Ivan sta arredando la nuova casa, attento a ogni dettaglio, quello che sembra un banale incidente domestico va a ribaltare tutte le carte in tavola. Ivan si amala. Una malattia inguaribile che metterà in discussione tutta la sua esistenza. Una malattia che gli farà “aprire gli occhi” su quel mondo di falsi affetti e pura ipocrisia che credeva sua isola felice ma non è che una menzogna, grande come la casa arredata con tanta cura. Una malattia che pian piano lo porta verso la inesorabile fine che spaventa Ivan, un sofferente Ivan che prima di lasciare per sempre la terra cerca di conciliarsi con se stesso e il mondo che lo circonda.

Il racconto è scorrevole, grazie allo stile asciutto di Tolstoj che con la sua ironia sottile nei confronti dell’alta società russa dell’epoca, e una delicatezza unica nell’affrontare argomenti difficili come dolore e sofferenza della malattia, la morte, colpisce e coinvolge il lettore dalla prima all’ultima pagina. Siamo tutti noi un po’ Ivan Il’ič. Spesso viviamo una vita non proprio nostra, per dovere, per compiacere gli altri cedendo ai meccanismi di una società che pretende che seguiamo le regole ben precise. Solo quando la morte bussa alla nostra porta che cominciamo a fare i conti con propri errori e fantasmi. Un po’ come Ivan in cui storia è facile rispecchiarsi. La storia di un uomo che solo quando sta per morire capisce di non aver preteso abbastanza dalla vita, nascondendosi dietro le proprie incertezze, le proprie paure. Un uomo che che con tutte le sfumature del suo essere non può che farsi amare dai lettori che, pagina dopo pagina, scoprono una storia che se ben pubblicata alla fine dell’ottocento è attuale anche oggi. Una storia che ho amato molto e che raccomando.

#ioleggoperché missione compiuta

Oggi era una giornata speciale, in cui tutti noi abbiamo festeggiato i nostri amati amici libri. In occasione della Giornata mondiale del libro, poi, c’è stata una bella iniziativa, appassionare la gente della lettura facendo i messaggeri e regalando i libri che venivano dati insieme al kit. Per motivi di salute mi è stato impossibile recarmi in libreria per ritirare il suddetto kit in tempo però ho deciso di contribuire a modo mio.

Dalla libreria ho preso un libro che amo e che ho, nel tempo, spesso regalato, La mia Africa di Karen Blixen. Nella prima pagina ho scritto la dedica al lettore fortunato, nella quale ho spiegato la ragione della donazione. Sulla copertina ho appiccicato un post-it con sopra scritto Prendimi! Nonostante lo scetticismo di mia madre ho preso il libro e l’ho messo in ascensore. Dopo un po’ il libro era scomparso, chiunque di miei vicini l’abbia preso, spero averlo reso felice.

Buona Giornata del libro.

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