Libri: L’esame

Ci sono autori che vanno scoperti e letti ma che, per una ragione o l’altra, non incrociano il nostro cammino. Un po’ come successo a me con Julio Cortázar, ci giravo intorno per anni e ogni volta ci sfuggivamo a vicenda. Lo scorso anno, la mia attenzione fu captata da un titolo particolare: L’esame. Leggendo l’incipit, la mia curiosità è venuta fuori e senza nemmeno pensarci più di tanto, ho deciso di acquistarlo. Mi aspettava pazientemente, certo che presto mi sarei decisa di iniziare la lettura e qualche settimana fa mi ha preso per la mano portandomi in una Buenos Aires assurda e misteriosa che ha conquistato tutti i miei sensi.

L’esame è il secondo romanzo dello scrittore argentino naturalizzato francese, composto nel 1950 che però poté vedere la luce del sole soltanto nel 1987, a causa del suo contenuto che anticipava (in)consciamente gli avvenimenti storico-politici che scossero il paese sudamericano a partire degli anni cinquanta. Come lettrice, camminando per quella Buenos Aires misteriosa e al contempo surreale, immersa in un caos totale sulle strade cittadine che emanavano l’odore di paura e insicurezza, non potevo che pensare ai vari regimi dittatoriali che dal peronismo in poi hanno tenuto in scacco matto un intero paese.

La storia gira intorno a una copia, Juan e Clara, e i loro amici, alla vigilia del loro ultimo esame universitario che passeranno girovagando per una Buenos Aires cupa e avvolta nel mantello grigio della nebbia che opprime la città. Tra le varie discussioni intellettuali, le bevute per combattere il caldo soffocante, passa la notte in una capitale che lentamente cade a pezzi, non solo dal punto di vista strutturale, come le strade che iniziano a creparsi o i palazzi che mostrano i primi cedimenti, ma soprattutto dal punto di vista morale, con i primi posti di blocco e gli scontri con le forze dell’ordine. È un clima pesante, deprimente, che pian piano comincia a influenzare i protagonisti, che cominciano a dare i primi segni di allucinazioni dovuti non solo alla stanchezza e la tensione che lentamente si scioglie, ma anche a un inquietante ombra che segue ogni loro passo e in cui contorni riescono a individuare un loro vecchio amico, Abel.

Non riuscivo sempre a seguire la storia con attenzione, perdendomi spesso nei numerosi dialoghi tra i protagonisti, che sono un po’ il nocciolo di tutta la storia, tante parentesi aperte e mai chiuse, o capite fine in fondo. Tante citazioni, tante note musicali delle canzoni popolari che animano il dibattimento sempre più acceso, che mantiene vivi i nostri protagonisti che non si perdono l’animo nemmeno per un momento nonostante tutto. Nonostante la tensione per l’esame da fare al sorgere del giorno, e la paura che lentamente si insinua nella pesante aria difficile da respirare.

L’esame di Cortázar non pretende di raccontare una storia che tarderà effettivamente a succedere nella realtà. Il suo intento, invece, è di dare la possibilità al lettore di vivere i momenti unici tra le viuzze di una città seppur surreale fin troppo realistica, vista con gli occhi di una gioventù costretta forse a crescere troppo veloce, il cui disorientamento lentamente esce in superficie. Mi sono trovata a leggere un romanzo sicuramente complicato, a tratti difficile a capire fino in fondo, ma che resta dentro per l’emozione troppo forte che toglie fiato, impaurisce e insegna di non mollare anche quando perdi il suolo sotto i piedi. Sentirsi sempre vivi, emozionati, come, appunto, prima di un esame importante. “Ti chiedo di non arrenderti — dice Andrés a Clara — Di continuare a sentirti sempre come alla vigilia di un esame”. Il voto, da uno a cinque, quattro. Assolutamente da leggere.

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