Libri: La felicità delle piccole cose

La giornata era cominciata in modo disastroso, a suon di uno scambio di parole un po’ troppo acceso. Una sciocchezza fece esplodere la bomba e per far sbollire la rabbia decidemmo di uscire a fare la spesa. Giravo tra gli scaffali in cerca di dolcetti, è un ottimo rimedio per ritrovare la gioia perduta, quando l’occhio si pose sulla sezione libri. Lasciai il carrello, le gambe pronte per correre raggiunsero la parte più interessante di tutto il supermercato.

Ho un brutto vizio, spesso mi lascio catturare solo dalla copertina, quando devo scegliere un libro. Fu così anche quella volta. Una piccola palla di neve con dentro la tour Eiffel in miniatura, molto simile al souvenir che portai dal soggiorno parigino nel 2004, un titolo in cui mi sono ritrovata, il passo dal desiderio all’acquisto fu breve. Arrivata a casa adagiai nella libreria della stanza da letto il nuovo amico letterario, in attesa di prenderlo nuovamente tra le mani per leggerlo.

Dopo qualche tempo, la scorsa settimana, mentre facevo le pulizie vidi la strisciolina rossa targata Feltrinelli. Mi chiamava. Avevo bisogno di una lettura rilassante e così decisi di intraprendere il viaggio che mi avrebbe riportata a Parigi, la mia casa per un mese, di cui spesso sento la nostalgia.

Quando leggo, mi estranio dal mondo; lascio i pensieri volare e raggiungere le mete lontane. Come in ogni viaggio che si rispetti, si fanno spesso incontri interessanti. A Parigi soprattutto, una città per eccellenza per artisti.

In questi giorni sono stata in compagnia dell’avvocato Frédéric Solis, un ricco amante dell’arte che colleziona le opere pregiate, la cui vita cambia improvvisamente dopo aver ricevuto un’eredità alquanto insolita da un uomo mai visto né conosciuto. Per scoprire cosa c’è dietro e soprattutto se ci sono i legami con un episodio familiare che ha reso Frédéric insensibile ai veri sentimenti, ci pensa la sua assistente Pétronille.

Mi sono trovata catapultata a Parigi sotto una bufera di neve in cerca di Fabrice Nile, un barbone, che prima di morire si sia divertito a far arrivare al collezionista una serie di biglietti con filastrocche strane. Chi è l’uomo misterioso e perché vuol far visitare al protagonista e alla lettrice alle sue calcagne alcuni musei noti della capitale francese? La chiave del mistero sembra essere un quadro di Monet di inestimabile valore: La gazza.

Pagina dopo pagina, i ricordi parigini affluivano alla mente, mi sono lasciata guidare dall’amore per l’arte, un sentimento capace di cancellare anni di dolore e odio e a ritrovare chi si cerca da tempo senza nemmeno saperlo. Ci sono tutti gli ingredienti per far apprezzare una buona storia: mistero, dolcezza, quella dei sentimenti ma anche dei bignè di vari gusti preparati dalle mani di Pétronille, e soprattutto l’amore: un sentimento forte che unisce un po’ tutti i protagonisti. E dulcis in fundo c’è lei, la felicità, che spesso cerchiamo in cose futili dimenticando l’essenziale: il cuore.

Dopo aver chiuso il libro, ho preso per un attimo il vecchio album di foto. Una in particolare, che mi ritrae davanti al museo d’Orsay, mi ha fatto sorridere. In una scatola piena di ricordi universitari, c’è ancora l’agenda di Monet tra cui pagine ingiallite nascondo ancora i biglietti di musei e vari appunti. La felicità sta davvero lì, nelle piccole cose che a distanza di tempo fanno battere il cuore dalla gioia, proprio come il libro di Caroline Vermalle.

 

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