Libri: Sei la mia vita

“Sei la mia vita”. Una frase corta ma potente, che porta con se un’emozione unica ed autentica, la stessa colta nella voce narrante dell’omonimo romanzo di un autore che stimo molto. Ferzan Ozpetek, il regista turco naturalizzato italiano, un uomo di una sensibilità rara che nel corso degli anni ha saputo emozionarmi attraverso i suoi film e non è stato di meno come scrittore. Dopo la sua prima opera letteraria, “Rosso Istanbul”, che ho amato molto, non vedevo l’ora di leggere il secondo romanzo, convinta e non mi sbagliavo, di ritrovare tra le sue pagine lo stesso battito del cuore.

“Sei la mia vita” è un lungo racconto, direi più un monologo, che parte con l’inizio di un viaggio, con la meta sconosciuta, di due persone. L’una è il narratore, il regista, il personaggio che ha saputo farsi voler bene con i suoi emozionanti film. L’altra, invece, è il suo compagno di una vita, l’uomo che Ferzan ama con una forza incredibile e che lo, si scoprirà in seguito, porterà a compiere una scelta coraggiosa, non proprio da tutti. Un viaggio lungo come una vita che lotta per non essere dimenticata e che si necessita raccontare in tutte le sue sfumature.

A parlare è lui, Ferzan, che evoca i suoi ricordi che partono dal suo arrivo in Italia dalla Turchia, e ci catapulta con la sua voce piena di emozione in una Roma all’insegna di passione e di trasgressione ma soprattutto della presa di coscienza di sé. In un susseguirsi di capitoli, il lettore viene catapultato nel mondo del regista, fatto di parole e immagini, personaggi distinti e a volte strani, che hanno segnato la sua esistenza. Il mondo che, non a caso, rispecchia i suoi film e che ricorda soprattutto Le fate ignoranti, il mio preferito.

Delicato e profondo, il libro racconta non solo la vita dell’artista, i suoi amori e le sue amicizie, la sua via Ostiense, ma soprattutto una comunità che deve costantemente combattere per avere gli stessi diritti di tutti. Un libro che celebra l’amore puro, forte, capace di muovere gli ostacoli, senza però mai arrivare ad essere mieloso. Vero e sincero, è un romanzo che ti entra dentro, per la sua poesia, la sua sensibilità e il suo coraggio di parlare apertamente dei temi ancora oggi tabù.

“Che importa chi siamo? Che importa chi amiamo? Io ho amato, e questo deve bastare. Voi amate, e questo ci rende uguali. Uniti nell’amore. Abbiamo baciato, accarezzato, abbracciato, consolato, atteso con folle felicità un suo “sì”. Perché l’amore condiviso è la forza che ci rende migliori. Anche quando è sfiorito, anche quando ci ha lasciato, anche quando è un ricordo che brucia con la sua assenza. Noi viviamo d’amore.”

“Forse qualcuno penserà che sono semplicemente impazzito. Ma la verità è un’altra. La verità è che non esiste l’amore senza follia. E che soltanto chi ama follemente può sapere che cosa significa voler bene a qualcuno. Io lo so.”

Sì, forse sono di parte, amo questo regista e i suoi film, però non posso non esprimere il mio giudizio con sincerità, come faccio sempre. Un libro capace di emozionarmi fino alle lacrime non può che meritare i voti massimi. Un bel 5/5.

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Giornata Mondiale del libro

Leggere, è una grande passione, coltivata sin dalla tenera età, quando, per un compleanno, mi regalarono una bellissima raccolta delle favole di Disney. Ogni notte, la mamma mi leggeva un racconto diverso però ben presto le fu chiaro che la sua bambina avrebbe amato e apprezzato soprattutto uno, l’immancabile e l’adorabile: Lilly e Vagabondo.

Leggere, da quando appresi le lettere di entrambi gli alfabeti, quello cirillico e quello latino, è stato sempre inalienabile parte di me. A scuola, ci facevano scoprire ogni anno le diverse letture, che non solo arricchivano il vocabolario della bambina ma mi facevano scoprire un mondo nuovo di fantasia e parole incrociate. Ogni dicembre, per il compleanno, gli amici e i compagni di scuola mi regalavano libri, un dono molto appezzato anche dalla donna di oggi.

La mia vita senza libri sarebbe stata diversa, sicuramente più triste e più vuota. Sono stati i miei inseparabili amici, che mi hanno fatto compagnia soprattutto nei momenti tristi e bui e lo saranno sempre. Non potrei immaginare la mia esistenza senza la parola scritta, la stessa che mi ha fatto scoprire un’altra importante passione, grazie alla quale nel 2009 ho dato alla luce il mio primo romanzo in Serbia: Il virus balcanico.

Oggi, in tutto il mondo i nostri cuori battono all’unisono e nel ritmo del fruscio di pagine. A chi legge, ogni giorno, ogni mese, ogni istante. A chi scrive, come me, seguendo i sogni da realizare. Buona Giornata Mondiale del libro e dei diritti d’autore.

 

Premio Prato città aperta 2016

Quest’anno, per la prima volta, è stato organizzato, dall’Associazione 6 settembre di Figline di Prato, Premio letterario – giornalistico Prato città aperta, dedicato alla cultura migrante in Italia.

Quando, a gennaio, un’amica mi parlò della selezione, non ero proprio sicura se avrei partecipato o meno. Scrivere un racconto, in così poco tempo, non era così facile. Pur essendo l’amante della scrittura e avendo all spalle già un romanzo pubblicato in Serbia e uno in italiano attualmente in fase di valutazione della giuria regionale de La Giara, fino ad allora non avevo mai elaborato una forma breve.

Ero titubante e indecisa per diversi giorni. Alla mia momentanea insicurezza si era aggiunta anche l’ispirazione che non voleva proprio venire.  Iniziavo la frase ma la cancellavo subito dopo, insoddisfatta. Avevo sacrificato diversi paragrafi, morti ancor prima di nascere. La storia non si palesava davanti ai miei occhi fino all’ultimo giorno del concorso, quando pian piano, nella mia testa e nel mio cuore, non si delinearono i personaggi la cui storia avrei raccontato: Marco e Zaira. Dopo le varie cancellature vidi chiaramente il volto di Marina, la voce narrante, e quello di Mirko, un nonno fuori dal comune, che non poteva mancare all’appello.  In una giornata volata così in fretta, era nato il racconto “Sulle ali della libertà”, che riuscì a inviare giusto in tempo, qualche minuto prima della mezzanotte.

La premiazione si è tenuta a Prato, lo scorso 12 marzo. Il premio è stato vinto dalla cubana Yuleisy Cruz Lezcano. I miei migliori auguri alla vincitrice. Marco Del Bucchia Editore ha pubblicato l’antologia con i nove elaborati selezionati, tra cui anche il mio. La mia prima pubblicazione in italiano, che mi rende molto, molto felice. A nome di Marina, Mirko, Marco e Zaira, vi invito a leggere il racconto, qualora lo vorreste fare, s’intende. Per le ulteriori informazioni, riguardo al libro e a come ottenerlo, visitate il sito dell’editore.

La mia recensione del libro arriverà prossimamente.

Buone letture.

Libri: La caduta

“La caduta”, di Giovanni Cocco, non è un libro che avrei scelto di mia spontanea volontà però partecipando a una lettura collettiva, mi sono lasciata portare dalla corrente e dopo averlo finito di leggere devo dire che sono felice di averlo fatto.

Giovanni Cocco, è uno scrittore all’apparenza pazzo ma ha saputo conquistarmi con la sua scrittura e la visione del mondo che coincide molto anche con la mia personale. È vero che, leggendo il prologo, mi aspettavo un altro tipo di romanzo, un altro tipo di storia. Spesso mi sono chiesta dove Cocco andasse a parare, e all’inizio è stata davvero dura ad entrare in sintonia con il racconto stesso. Ad un certo punto però, è stata una vera folgorazione. Era come se Cocco mi invitasse, da lettrice, a comporre un mosaico di umanità che lentamente sta cadendo a pezzi, un’umanità caduta in rovina per la colpa dell’uomo e delle sue azioni sbagliate.

Perché ho apprezzato l’autore del libro finalista al Premio Campiello 2013? Ha uno stile asciutto, con un’impronta giornalistica e una capacità straordinaria a mescolare la storia, i fatti realmente accaduti e la finzione. I personaggi, il romanzo è composto da vari episodi diversi tra loro e distanti nel tempo, a volte al limite di assurdo e troppo freddi per poterci entrare in un rapporto emotivo, eppure ognuno racconta una parte della storia dell’uomo moderno facendoci riflettere e parecchio. Gli argomenti trattati, dal terrorismo alle catastrofi naturali, dalla corruzione alla crisi economica, le misfatte mafiose, sono molto attuali e le vicende tristi che racconta scuotono ancora oggi le nostre coscienze.

“La caduta” è un piccolo puzzle, dei racconti brevi  legati da un filo invisibile con maestria di Cocco, che seppur può sembrare un matto da legare, ha una visione fin troppo realistica del mondo che ci circonda. A tratti può risultare noioso, c’erano parti che si potevano benissimo saltare. Sarà perché amo storia, sarà perché nella vita mi occupo di giornalismo, sarà perché sono un po’ matta anch’io, come Cocco, ma questo libro mi è piaciuto molto.

Anche se è in effetti un libro un po’ strano, ma c’era qualcosa di folgorante che mi ha toccato le corde giuste, che ha svegliato in me la voglia di approfondire la conoscenza di Cocco. Se non per altro per vedere se questa sua presunzione come scrittore e narratore, “La caduta” è solo la prima parte di un opera molto più ampia, può essere giustificata o meno. Io una chance gliela darei. Voto, da uno a 5, come faccio da solito, direi tre e mezzo.

Libri: Una famiglia quasi perfetta

Quanto mi piace iniziare l’anno nuovo con uno sconsiglio letterario! Eh, già, non mi capita spesso ma succede. A volte, nonostante tutta la buona volontà che uno possiede, persino un libro in voga al momento si può rivelare una vera e propria delusione.

Ho acquistato qualche mese fa, sulla scia di passaparola e alcuni commenti entusiasti, “Una famiglia quasi perfetta” di Jane Shemilt. Non arrivava però mai il suo turno. Essendo un thriller, così almeno era etichettato, aspettavo le ferie o i semplici momenti di relax per leggerlo. Armata di buoni propositi, ho iniziato la lettura ai primi di gennaio.

Pagina dopo pagina, mi sono trovata in mezzo di un dramma familiare molto coinvolgente e complesso. La storia porta il lettore in Inghilterra a conoscere una famiglia all’apparenza normale. Jenny e Ted, sono due medici stimati, con tre figli nell’età adolescenziale. Un lavoro appagante, che spesso li tiene lontano dagli affetti. Una bella casa. Un cane. Una famiglia a prima vista perfetta, almeno così sembra a Jenny fino a quando un fatto tragico non sconvolgerà la sua e la vita di ognuno di protagonisti. Una notte la figlia più piccola, Naomi, non rientra a casa. ii.Sparisce nel nulla. Dov’è? Chi l’ha portata via e dove? Tutto d’un tratto la perfetta ed armoniosa vita di Jenny si sgretola in un attimo. Convinta che qualcuno abbia fatto male alla ragazza, si mette sulle sue tracce, cercando gli indizi che potrebbero portare a Naomi. La bella, giovane e ribelle Naomi che più passa tempo si rende conto di non conoscere proprio.

Il racconto alterna due periodi: il presente, un anno dalla scomparsa irrisolta, e il passato, dal primo giorno, in cui Naomi saluta la madre prima di andare a una presentazione teatrale di cui è la protagonista, in poi. Non so se è stata la scelta azzeccata, a volte ci si perdeva nel seguire la storia. A tratti, alcuni passaggi, li ho trovati molto noiosi. I personaggi sono descritti bene, soprattuto nel profilo psicologico. Le emozioni sono palpabili; le angosce di genitori che non riescono a capire dove avevano sbagliato e non fanno che incolparsi a vicenda, i dubbi, le paure, i problemi adolescenziali che vivono i tre ragazzi. Vista la professione dell’autrice, non sorprende che i personaggi di due grandi medici siano descritti con dovizia di particolari, a mio avviso persino troppo dettagliati.

Eppure, c’era qualcosa in questo romanzo che non mi convinceva fino in fondo. Troppi fatti messi insieme, troppe analisi ma nessuna certezza. Nessuna logica. La scrittura, certo, è fluida, comprensibile. La struttura, anche se un po’ strana, spesso mi dava impressione di leggere una storia leggermente scombinata, non proprio attrattiva per una lettrice, come me, che si aspettava forse di più, molto di più. Una storia che sì ci fa setacciare nei minimi particolari la vita della coppia e dei ragazzi, ma non risponde alla domanda principale: cos’è successo veramente a Nomi la notte della sua scomparsa? Per non parlare del finale, troppo frettoloso, troppo aperto o poco veramente conclusivo. Nonostante, però, tutto, è anche un finale che mi è piaciuto, che ha saputo persino e inaspettatamente emozionarmi. Non credo che lo leggerei adesso, se potessi tornare indietro. I libri sono fatti per essere letti ma anche per restarci dentro nel tempo e “Una famiglia quasi perfetta”, purtroppo, non è uno di questi.

Chissà, a qualcuno piacerà. Qualcuno che l’ha già letto e apprezzato, sicuramente sarà in disaccordo con me. Pazienza o come si suol dire ‘De gustibus’. Non posso dire che mi sia piaciuto, ma nemmeno che sia un libro così brutto. C’è senza ombra di dubbio di peggio. Il mio voto, come al solito su una scala da uno a cinque, due e mezza.

Libri: Chi manda le onde

Quando ripensiamo al passato, alle canzoni che ci hanno fatto sognare, alle pellicole che ci hanno fatto emozionare fino alle lacrime, diciamo, con un po’ di nostalgia nella voce: La mia canzone dell’estate 2015, oppure vi ricordate quel film dell’estate 2015, quanto ci ha fatto ridere? Ecco, quando un giorno mi chiederanno di eleggere il mio libro dell’estate che sta finendo lentamente, potrò rispondere, senza alcuna esitazione: Chi manda le onde, di Fabio Genovesi.

Quanto tutti parlano di un libro, ci sono due casi: o è davvero così bello, oppure .. oppure.. no. Di solito non mi lascio conquistare così facilmente, spesso e volentieri ho atteso molto prima di leggere un libro in voga al momento. Ma quando c’è dentro di te una voce che continua a spingerti verso un determinato titolo, ed è così insistente che non puoi proprio schiacciarla come se fosse una mosca, non ti resta altro che arrenderti. Le strade sono due, o ti conquisterà, oppure..beh, sapete già, no? Dire che il libro di Fabio Genovesi, che tra l’altro non conoscevo proprio visto che gli autori italiani non sono un mio forte, mi ha conquistato è riduttivo. Preferisco dire che mi ha dato una vera gioia e un raro privilegio a conoscere e passare del tempo prezioso in compagnia di quell’essere così speciale, come Luna, e dei suoi amici.

Siamo a Versilia, la meta tanto ambita dai ricchi russi che si danno da fare per conquistarla al suon di banconote contate. Il mare con le sue onde perfette ci avvolge e ci culla mentre ci sta raccontando la storia di Luna, una bambina albina che vede poco però ci fa conoscere il suo mondo visto dagli occhi di immaginazione che condivide con la mamma Serena, solo di nome e meno in vita di ogni giorno, e con il fratello surfista, Luca, bello e amato da tutti, soprattutto dalle ragazzine del paese. C’è poi, Sandro, un insegnante d’inglese, un precario con una vita poco regolare e incasinata, resa più vivace e divertente grazie agli amici di sempre, Rambo e Marino che nonostante la loro non più giovane età si sentono dei ragazzi eterni. C’è il nonno Ferruccio, un ex bagnino perennemente in guerra con il nemico russo, un po’ ruvido ma con un cuore d’oro che fa di tutto per nascondere e che si scioglie, seppur non volendo, in presenza di quel nipote acquisito, che sua figlia ha preso in affido dopo il disastro di Chernobyl ma che ha “parcheggiato” dal padre perché si occupasse di lui. Zot, il bambino russo, più che altro bambino soltanto di statura e di età ma di fatto un essere grande, si direbbe anche vecchio nell’animo, considerando almeno i suoi gusti musicali. È molto affezionato a Luna, alla quale sta sempre vicino, soprattutto nei momenti difficili che la vita purtroppo non risparmia ai piccoli. E poi ci sono le onde, le onde che riportano a gala i messaggi nascosti o creati apposta per dare un messaggio che altrimenti non si può esprimere a parole, per paura, per sentirsi in colpa. Le onde che parlano ai grandi e ai piccini uniti nell’abbraccio della stessa onda perfetta che può portare dolore ma anche far guarire l’animo ferito.

Scritto con chiarezza e un linguaggio diretto, aperto, forse più adatto ai giovani, e con un pizzico d’ironia che non guasta mai. È un libro che sa farti ridere ma anche emozionare. Un paio di volte, ammetto, mi è scesa anche qualche lacrimuccia. Se con Serena, Luna e Luca è stato spesso un tufo al cuore, con Sandro, Marino e Rambo è stato un viaggio al limite tra il surreale e il ridicolo. Il personaggio che di più mi è piaciuto, oltre a Luna che ho amato alla follia ed è quella che sicuramente più mi manca, è stato il nonno Ferruccio, che ha saputo conquistarmi lentamente.

Perché ho amato così tanto questo libro di Genovesi? Perché l’ho trovato molto di vita reale, perché raccontato con la bocca delle persone che avremmo potuto benissimo conoscere. Ma soprattutto perché un libro che sa emozionarmi non può essere che bello. Dirvi che lo consiglio è davvero superfluo.

“La vita è un temporale, è una burrasca. È una tempesta di schiaffi, con dentro, ogni tanto, per sbaglio, una carezza.” Parola di nonno Ferruccio. “L’importante è però non abituarsi mai a questi schiaffi. Non giungere al punto in cui il nostro viso diventa insensibile, perché poi quando arriva quella carezza meravigliosa, ecco, dobbiamo sentirla bene e godercela fino in fondo.” Saggezza di Zot.

Libri: Dimmi che credi al destino

Chi mi conosce bene, sa che per farmi felice basta davvero poco. Un buon libro, un sorriso, il dolce che non può mancare, stare in compagnia con gli amici. Poche cose ma che hanno un significato importante per me. Di recente ho ricevuto in dono, da un’amica conosciuta proprio grazie alla passione condivisa per la lettura, un libro davvero speciale, non solo per il suo contenuto quanto per l’emozionante dedica che porterò sempre nel mio cuore (Oltre a quella dell’autore, una sorpresa graditissima).

Non avevo mai letto nulla di Luca Bianchini, seppur possedendo alcuni suoi romanzi, aspettando, forse, il momento giusto per fare la sua conoscenza.  Ma quando un’amica ti regala proprio il suo “Dimmi che credi al destino”, libro con una copertina che vagamente mi ricordava un palazzo di Trento, che per giorni ti sta guardando dal comodino e ti invita a prenderlo, non puoi fare altro che rispondere alla sua chiamata. Infatti, non ho resistito. L’ho letto nel giro di pochi giorni.

Un buon scrittore si riconosce dalla capacità di farti entrare nel suo mondo, lasciandoti il giusto spazio e il tempo per ambientarti, ma soprattutto per avvicinarti lentamente ai personaggi e farteli amare, anche quelli che magari ti stavano antipatici, salvo, poi, scoprire che avete persino delle cose in comune. In questi giorni Luca mi ha preso per la mano e mi ha fatto conoscere una Londra che ho sempre detestato un po’ anche se non ci ho mai messo piede, una città a portata di mano di tutti, che sa conquistarti poco a poco con il proprio ritmo, le proprie luci abbaglianti che accolgono ogni anima in pena, ogni profugo d’amore dandogli la possibilità di iniziare una nuova vita.

La storia gira intorno all’Italian Bookshop, un luogo che è davvero un must per tutti coloro in visita a Londra che amano libri e la cultura italiana, ma dove possono trovare tutti, anche e soprattutto i londinesi, un calore e una simpatia unici. A gestire la libreria è Ornella, una signora veronese con un passato tanto doloroso quanto ingombrante che continua a perseguitarla e di cui peso non è così facile liberarsi. Ad aiutarla c’è Clara, una vedova italiana ma più british di tutti i britannici messi insieme, che al buon caffè preferisce una tazza di tè e le cui giornate girano intorno al suo gatto, un amico immaginario al quale sempre ricorre quando sta male. In un momento critico per la libreria, il cui vendite sono calate e il proprietario del locale da alla donna due mesi per risolvere la situazione, arrivano i rinforzi dall’Italia e dal vicino negozio di barbiere. La Patti, storica amica milanese di Ornella, un personaggio colorito che mi è piaciuto molto per la sua filosofia della vita, e Diego, un ragazzo napoletano in fuga a Londra dove cerca di lenire le ferite d’amore.

Una storia con tante storie dentro che in un giro di valzer inglese ci fa capire che la vita va vissuta, nonostante i momenti neri che possono oscurarla. Va vissuta e va combattuta, come una vera guerra al quale ha fatto parte Mr. George, l’amico delle tante passeggiate di Ornella con cui è così facile confidarsi e ricevere i giusti consigli. Il passato va affrontato, anche se fa ancora male perché solo così si può stare in pace con se stessi e vivere il presente che non è un tunnel senza uscita ma un cielo pieno di stelle che ci illumina la strada verso la felicità. Dobbiamo solo saper attendere, con pazienza, e affidarci al destino che prima o poi ci sorprende, facendoci capire che aver paura non serve e che bisogna buttarsi e farsi portare dalla corrente. Bisogna credere, a noi stessi, all’amore, quello capace di farti dimenticare ogni male e avere di nuovo  fiducia nell’altro, al destino.

Bernard: “Tu ci credi al destino?” Ornella: “Dimmi prima cos’è il destino?” Bernard: “Il destino è quella porta socchiusa da cui ogni tanto puoi sbirciare. E allora capisci che nulla avviene per caso e che tutto ha un senso, anche quando sembra non averlo.”

E, quando un libro ti conquista dalla prima all’ultima pagina, puoi solo dire: quanto l’ho amato! Voto: da uno al cinque, massimo. Se anche voi credete al destino, tanto o poco che basta, fatevi un giro a Londra con Ornella e amici dell’Italian Bookshop, sapranno sorprendervi.

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