IOSCRIVOPERVOI…ECCO GLI AUTORI

Ci sono anch’io tra gli autori. È un’iniziativa benefica, i proventi vanno alle popolazioni colpite dal terremoto.. Passate parola! #ioscrivopervoi Per tutte le info, seguite il blog Destinazione libri.

Destinazione Libri

copertina io scrivo per voiAUTORI, SE AVETE INVIATO IL RACCONTO ENTRO il 29 agosto CONTROLLATE SE CI SIETE NELL’ELENCO. QUALORA NON CI FOSTE SCRIVETECI IN PRIVATO.

Messaggio di Andrea Franco sulla pagina ufficiale: fb https://www.facebook.com/ioscrivopervoi/?fref=ts

Allora, forse ci siamo. Riporto l’elenco degli autori (277). Per favore, aiutatemi a controllare per vedere che ci siano tutti. Cercate il vostro nome (ordine alfabetico per nome), cercate il nome di chi ha mandato il racconto a voi, e così via. Se mi avete mandato mail con racconto e non siete in questo elenco mandatemi un messaggio tramite questa pagina indicandomi l’indirizzo email che avete utilizzato, così verifico che la mail ci sia. Non c’è tempo per aggiungere altre persone, altri racconti, quindi chi non c’è (nel senso che non trovo mail o messaggio) non potrà essere aggiunto all’ultimo, perché la mole di lavoro è enorme. Ma chi ha avuto indicazioni e ha inviato è giusto che si faccia…

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Giornata Mondiale del libro

Leggere, è una grande passione, coltivata sin dalla tenera età, quando, per un compleanno, mi regalarono una bellissima raccolta delle favole di Disney. Ogni notte, la mamma mi leggeva un racconto diverso però ben presto le fu chiaro che la sua bambina avrebbe amato e apprezzato soprattutto uno, l’immancabile e l’adorabile: Lilly e Vagabondo.

Leggere, da quando appresi le lettere di entrambi gli alfabeti, quello cirillico e quello latino, è stato sempre inalienabile parte di me. A scuola, ci facevano scoprire ogni anno le diverse letture, che non solo arricchivano il vocabolario della bambina ma mi facevano scoprire un mondo nuovo di fantasia e parole incrociate. Ogni dicembre, per il compleanno, gli amici e i compagni di scuola mi regalavano libri, un dono molto appezzato anche dalla donna di oggi.

La mia vita senza libri sarebbe stata diversa, sicuramente più triste e più vuota. Sono stati i miei inseparabili amici, che mi hanno fatto compagnia soprattutto nei momenti tristi e bui e lo saranno sempre. Non potrei immaginare la mia esistenza senza la parola scritta, la stessa che mi ha fatto scoprire un’altra importante passione, grazie alla quale nel 2009 ho dato alla luce il mio primo romanzo in Serbia: Il virus balcanico.

Oggi, in tutto il mondo i nostri cuori battono all’unisono e nel ritmo del fruscio di pagine. A chi legge, ogni giorno, ogni mese, ogni istante. A chi scrive, come me, seguendo i sogni da realizare. Buona Giornata Mondiale del libro e dei diritti d’autore.

 

Libri: Una famiglia quasi perfetta

Quanto mi piace iniziare l’anno nuovo con uno sconsiglio letterario! Eh, già, non mi capita spesso ma succede. A volte, nonostante tutta la buona volontà che uno possiede, persino un libro in voga al momento si può rivelare una vera e propria delusione.

Ho acquistato qualche mese fa, sulla scia di passaparola e alcuni commenti entusiasti, “Una famiglia quasi perfetta” di Jane Shemilt. Non arrivava però mai il suo turno. Essendo un thriller, così almeno era etichettato, aspettavo le ferie o i semplici momenti di relax per leggerlo. Armata di buoni propositi, ho iniziato la lettura ai primi di gennaio.

Pagina dopo pagina, mi sono trovata in mezzo di un dramma familiare molto coinvolgente e complesso. La storia porta il lettore in Inghilterra a conoscere una famiglia all’apparenza normale. Jenny e Ted, sono due medici stimati, con tre figli nell’età adolescenziale. Un lavoro appagante, che spesso li tiene lontano dagli affetti. Una bella casa. Un cane. Una famiglia a prima vista perfetta, almeno così sembra a Jenny fino a quando un fatto tragico non sconvolgerà la sua e la vita di ognuno di protagonisti. Una notte la figlia più piccola, Naomi, non rientra a casa. ii.Sparisce nel nulla. Dov’è? Chi l’ha portata via e dove? Tutto d’un tratto la perfetta ed armoniosa vita di Jenny si sgretola in un attimo. Convinta che qualcuno abbia fatto male alla ragazza, si mette sulle sue tracce, cercando gli indizi che potrebbero portare a Naomi. La bella, giovane e ribelle Naomi che più passa tempo si rende conto di non conoscere proprio.

Il racconto alterna due periodi: il presente, un anno dalla scomparsa irrisolta, e il passato, dal primo giorno, in cui Naomi saluta la madre prima di andare a una presentazione teatrale di cui è la protagonista, in poi. Non so se è stata la scelta azzeccata, a volte ci si perdeva nel seguire la storia. A tratti, alcuni passaggi, li ho trovati molto noiosi. I personaggi sono descritti bene, soprattuto nel profilo psicologico. Le emozioni sono palpabili; le angosce di genitori che non riescono a capire dove avevano sbagliato e non fanno che incolparsi a vicenda, i dubbi, le paure, i problemi adolescenziali che vivono i tre ragazzi. Vista la professione dell’autrice, non sorprende che i personaggi di due grandi medici siano descritti con dovizia di particolari, a mio avviso persino troppo dettagliati.

Eppure, c’era qualcosa in questo romanzo che non mi convinceva fino in fondo. Troppi fatti messi insieme, troppe analisi ma nessuna certezza. Nessuna logica. La scrittura, certo, è fluida, comprensibile. La struttura, anche se un po’ strana, spesso mi dava impressione di leggere una storia leggermente scombinata, non proprio attrattiva per una lettrice, come me, che si aspettava forse di più, molto di più. Una storia che sì ci fa setacciare nei minimi particolari la vita della coppia e dei ragazzi, ma non risponde alla domanda principale: cos’è successo veramente a Nomi la notte della sua scomparsa? Per non parlare del finale, troppo frettoloso, troppo aperto o poco veramente conclusivo. Nonostante, però, tutto, è anche un finale che mi è piaciuto, che ha saputo persino e inaspettatamente emozionarmi. Non credo che lo leggerei adesso, se potessi tornare indietro. I libri sono fatti per essere letti ma anche per restarci dentro nel tempo e “Una famiglia quasi perfetta”, purtroppo, non è uno di questi.

Chissà, a qualcuno piacerà. Qualcuno che l’ha già letto e apprezzato, sicuramente sarà in disaccordo con me. Pazienza o come si suol dire ‘De gustibus’. Non posso dire che mi sia piaciuto, ma nemmeno che sia un libro così brutto. C’è senza ombra di dubbio di peggio. Il mio voto, come al solito su una scala da uno a cinque, due e mezza.

Libri: Nostalgia

Nostalgia, un sentimento forte, provato spesso in questi anni lontano da casa e il mio paese d’origine, ritrovato tra le pagine dell’omonimo romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo.

Nostalgia, raccontata attraverso le varie voci narranti, chiassose, piene di emozioni che vibrano nell’aria ed immagini che, come quando costruisci un mosaico o un puzzle, si incastreranno alla perfezione solo alla fine.

Passo dopo passo, è una lunga strada da percorrere ma vale la pena farlo, conosciamo i protagonisti di questo racconto a più voci. C’è una giovane coppia di studenti, Amir, aspirante psicologo che fa tirocinio presso un centro di malati psichici, Noa, studentessa di fotografia, che si sono appena trasferiti in un villaggio a metà strada tra Gerusalemme e Tel Aviv. La loro è una piccola casa all’interno dell’abitazione di loro padroni di casa, Sima e Moshe. C’è Modi, il miglior amico di Amir, che si trova in Sud America da dove si palesa attraverso le lunghe lettere che invia all’amico periodicamente. C’è Yotam, un bambino appena rimasto senza fratello maggiore, un militare che viene ucciso e con il quale aveva un rapporto speciale. Ci sono i suoi genitori, che dalla morte del figlio si sono persi e a malapena si accorgono l’uno dell’altra, abbandonando anche il figlio più piccolo costretto a combattere con la propria nostalgia, il proprio dolore, da solo. Almeno finché trova in Amir un amico. C’è Saddiq, un muratore arabo che lavora nel villaggio e cui famiglia è stata espulsa nel 1948 proprio dalla casa in cui vivono Sima e Moshe, loro figli e la suocera. L’uomo, in possesso ancora di atti di proprietà della casa d’infanzia, deve ritrovare un oggetto di grande valore per sua madre rimasto indietro durante la loro fuga. E c’è un paese, Israele, scosso dall’assassinio di Yitzak Rabin, capo di governo, da sfondo della storia. Tutti i personaggi sentono mancanza di una parte importante di loro stessi che non è facile colmare ma che forse, alla fine, riusciranno a ritrovare, o almeno trovare la strada giusta, verso il porto giusto. Tutti tranne uno che, credo, non abbia avuto l’equa ricompensa e la cui storia avrebbe potuto, a mio avviso, avere un finale diverso.

La lettura è un po’ impegnativa, ammetto, forse perché avevo optato per leggerlo in inglese. I capitoli, cinque soltanto, sono lunghi, a volte dovevo proprio staccare, magari leggendo qualcosa d’altro, per poter riordinare il mio di puzzle interiore. Essendo narrazione a più voci, una sorta di collage fatto da lunghi o brevi monologhi, non era facile orientarsi, capire il filo nostalgico che legava i personaggi. Quando, però, sono entrata dentro anche emotivamente, sentivo il loro dolore, ma anche la loro gioia, i loro dubbi erano anche i miei, la lettura è stata molto più tranquilla. C’erano dei momenti in cui avevo persino ritrovato me stessa. Lo consiglio vivamente.

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