Libri: La società letteraria di Sella di Lepre

Ogni nuova lettura è un viaggio e l’ultimo, terminato stanotte, mi ha portato in una cittadina scandinava conosciuta soprattutto per l’omonima società letteraria: Sella di Lepre.

A Sella di Lepre, a partire dagli anni settanta una nota scrittrice Laura Lumikko forma sin dalla tenera età un gruppo di giovani promesse della letteratura. Tutti i membri, tranne l’ultima arrivata, una supplente della scuola superiore locale di nome Ella, sono diventati  nel frattempo degli scrittori famosi. Ella è l’unica di aver scritto solo un racconto, pubblicato dalla gazzetta cittadina, e il suo compito è soltanto correggere i temi degli alluni. La sua vita però cambierà a partire da una serie di eventi assurdi, in primis la scoperta di una versione insolita di un noto romanzo di Dostojevski, che può anche essere legata alla scomparsa bizzarra di Laura Lumikko durante la festa in cui doveva proprio essere presentata a Ella. Nonostante però non ci sia, la figura enigmatica e non del tutto scoperta della scrittrice è ben presente nel racconto. Sembra che le vicende girino soprattutto intorno a lei, anche se il vero protagonista, con tutti i suoi retroscena e segreti, resta la società letteraria. Esserne membro non significa però solo saper scrivere, ci sono delle regole precise e c’è soprattutto il Gioco, una maniera un po’ insolita per scoprire delle cose su membri che possono essere poi usate nel processo creativo. Una specie di gioco della verità, che lascia tutti nudi e senza maschera, che trarrà in superficie molti misteri, le vecchie ferite mai del tutto chiuse, e una verità che forse nessuno si aspetta di scoprire.

Lento un po’ all’inizio ma pagina dopo pagina il lettore viene catapultato in un vortice dalle atmosfere strane e situazioni alquanto insolite ma dalle quali è impossibile distaccarsi e smettere di leggere. Non è un giallo, anche se il mistero c’è e la suspence è spesso in agguato. Non saprei proprio come definirlo al meglio. È sicuramente un romanzo fantasy ma c’è dentro molto di più. I personaggi sono costruiti con maestria. Spesso ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a una bambola russa, nel senso che più personalità trovi meno sei sicuro di aver capito un personaggio, come se lo specchio del lettore non ti desse l’esatto riflesso. Ci sono domande che ti seguono sin dall’inizio ma arrivato alla fine non sei proprio sicuro di aver trovato le risposte giuste. È una lettura affascinante, che ti fa anche conoscere, se uno è appassionato come me di scrittura, i processi che si celano dietro uno scrittore di successo.

Lo consiglio vivamente, e non solo per chi amasse il genere. Anche se è un mondo che può dare molto a un lettore, personalmente il fantasy non mi ha mai attratto molto. Sono però rimasta davvero colpita dallo stile dell’autore finlandese dal nome impronunciabile e spero di poter presto approfondire la sua conoscenza. Voto, un bel 4/5.

Libri: Il Trio dell’arciduca

Un’interessante storia di spionaggio, scritta abbastanza bene. L’autore, Hans Tuzzi, ci porta indietro nel tempo, in un Europa di grandi potenze, imperi e spie. A portarci in giro per l’Impero austroungarico,  e quello otomano, un giovanissimo e scaltro agente di servizi segreti austriaci, di origini montenegrine, Neron Vukcic.

La prima tappa del viaggio, Trieste. Il giovane agente scopre il cadavere di un mercante turco sulle rive del mare. L’uomo è stato avvelenato, non si sa da chi né perché. Nella sua stanza d’albergo Neron Vukcic (vuk in serbo-croato vuol dire lupo, a detta in inglese wolf, si suppone anche se non è scritto da nessuna parte che il nostro uomo sia Nero Wolfe il futuro protagonista dei romanzi di Rex Stout) trova una serie di indizi che lo porteranno, strada facendo, sulla pista dei possibili mandanti dell’omicidio. Chi può aver voluto la morte del mercante e perché? Da Trieste il mistero porterà Nerone a Vienna, a Istanbul (Costantinopoli all’epoca), persino nella sua patria, Montenegro, e infine a Sarajevo, proprio quella Sarajevo che presto avrebbe scoppiato, con l’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando, come una bomba destinata a porre fine e per sempre al vecchio mondo.

“Il Trio dell’arciduca” è una interessante spy story, scritta con uno stile ricco di dettagli d’epoca. La scrittura in alcuni punti è poco fluida e rallenta a tratti la lettura, ma la storia è così piena di azione, agguati, inseguimenti, mosse e contromosse dei tre imperi, turco, russo e austriaco, che prende il lettore dall’inizio alla fine. “Sapete, no?, cosa ne pensa, il conte Conrad, di quei Katzenmacher: l’Italia è pericolosa in quanto non è una grande potenza. Ed è malata di irredentismo. In questo è come la Serbia”. “In effetti, ci spiamo a vicenda: strano modo di essere alleati” ghignò Mayer.”

Tutti, o quasi tutti, si spiano a vicenda, ognuno ha qualcosa di nascondere e scoprire. In un Europa di cambiamenti forti che avranno luogo da lì a poco tutti seguono il proprio interesse che in qualche modo può intralciare la strada del nostro giovane eroe. Un agente intelligente e dotato che non tarderà ad avere le risposte giuste e starà al lettore riuscire a comporre pezzi di un puzzle del colore scuro come il mistero che avvolge l’uccisione del mercante turco.

Mi è piaciuto abbastanza, nonostante un finale un po’ veloce e un pochino scontato. Mi è piaciuto addentrarmi nella mia terra di un epoca storica così interessante, così importante. Ho avuto una simpatia, quasi a pelle, per il giovane agente, uno di quei personaggi che se fossero reali ti piacerebbe incontrarli. Se dovessi dare un voto, direi 3/5, quasi 4.

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